Conflicting source pack

Read five fictional sources before making one defensible synthesis.

Read by source, not by headline

Read the complete 1,400–2,000-word fictional dossier below. Five sources describe four public repair workshops in Pontechiaro. Source A is an administrative register; B is an organiser’s public note; C is a voluntary questionnaire report; D is a finance memo; E is one resident’s account. An analyst’s comparison follows. On your first pass, label each number by its unit: entries, registration codes, objects, questionnaires, euros, or opinions. Do not treat them as interchangeable people.

  • Il registro conta novantasei ingressi, non novantasei persone diverse.· The register counts 96 entries, not 96 different people.
  • Sessantuno codici distinti non certificano altrettante identità.· Sixty-one distinct codes do not certify the same number of identities.
  • Quarantadue oggetti risultavano funzionanti alla fine dell’incontro.· Forty-two objects were working at the end of the workshop.
  • Il sondaggio misura intenzioni dichiarate da chi ha risposto.· The survey measures stated intentions among respondents.

Pontechiaro: cinque fonti su quattro laboratori di riparazione

FONTE A — Estratto del registro amministrativo, parte 1. Il Comune di Pontechiaro ha raccolto i fogli di ingresso dei quattro laboratori gratuiti di riparazione organizzati in quattro sabati di maggio 2025. I fogli registrano novantasei ingressi complessivi. Un ingresso è una presenza a una singola sessione: chi è tornato due sabati compare due volte. I moduli usavano codici di iscrizione anziché nomi nel prospetto analitico; si contano sessantuno codici distinti. Il codice facilita il confronto dei fogli, ma non è stato verificato come identità personale. Per questo il registro non afferma che siano venute novantasei persone diverse e neppure certifica che i sessantuno codici corrispondano esattamente a sessantuno individui. Alcuni visitatori sono entrati soltanto per osservare, altri hanno portato un oggetto, altri hanno partecipato a una dimostrazione senza firmare una scheda di riparazione. Il totale degli ingressi descrive l’affluenza rilevata ai tavoli di accoglienza, non il numero dei cittadini raggiunti dalla comunicazione pubblica. I fogli sono stati compilati da volontari in giornate affollate; il responsabile del registro segnala che l’assenza di una firma non prova l’assenza di una visita. Il dato resta utile se si conserva la sua definizione, e fragile se gli si attribuisce un significato diverso.

FONTE A — Estratto del registro amministrativo, parte 2. Le schede degli oggetti sono sessantotto e rappresentano un’altra unità di conteggio. Alla fine della rispettiva sessione, quarantadue oggetti risultavano funzionanti; sedici erano stati valutati non riparabili nel contesto del laboratorio; dieci attendevano pezzi o una verifica successiva. Le tre categorie sommano a sessantotto. Una persona poteva portare più oggetti, mentre una scheda poteva richiedere l’aiuto di più volontari: non si possono trasformare automaticamente sessantotto schede in sessantotto partecipanti. La dicitura “funzionante alla fine della sessione” descrive un controllo immediato. Non documenta la durata del funzionamento dopo una settimana o un mese. I dieci casi in attesa non sono fallimenti definitivi e non vanno neppure presentati come riparazioni già riuscite. Il registro non contiene un’indagine sulle cause dei guasti, né misura quanto gli utenti avrebbero speso altrove. La responsabile propone di conservare separati ingressi, codici, oggetti e risultati, così che un futuro confronto fra laboratori usi denominatori omogenei. Chi riassume il progetto può dire che quarantadue oggetti su sessantotto risultavano funzionanti al termine dell’incontro; non può sostituire quella frase con la promessa che quarantadue riparazioni siano durate nel tempo.

FONTE B — Nota pubblica dell’Associazione RiparaInsieme, parte 1. “Quasi cento cittadini hanno partecipato ai nostri quattro sabati: è un risultato che mostra quanto il quartiere avesse bisogno del servizio.” L’associazione scrive con un obiettivo dichiarato: convincere il Comune a sostenere un’altra serie di incontri. La frase prende evidentemente spunto dai novantasei ingressi riportati dal registro, ma cambia la categoria misurata. Nel testo non compare una verifica del numero di persone diverse. L’associazione aggiunge che oltre il sessanta per cento degli oggetti registrati era funzionante alla fine della propria sessione. Con quarantadue casi su sessantotto, questa proporzione è aritmeticamente corretta, se il denominatore sono tutte le schede degli oggetti e se “funzionante” mantiene il limite temporale del controllo immediato. La nota usa però anche l’espressione “riparazioni riuscite”, che può far immaginare un esito stabile, mai controllato dal registro. Non è necessario accusare gli organizzatori di aver inventato tutti i numeri: alcuni derivano da documenti reali del caso. Occorre invece chiedere se il passaggio da un’unità a un’altra, o da un controllo immediato a una conclusione durevole, sia dichiarato al lettore.

FONTE B — Nota pubblica dell’Associazione RiparaInsieme, parte 2. “L’esperienza è stata aperta a tutti e l’entusiasmo dei partecipanti ci incoraggia a chiedere una sede stabile.” I laboratori erano gratuiti e la nota attribuisce gran parte del lavoro ai volontari. Non spiega tuttavia come i residenti dei quartieri meno collegati avrebbero raggiunto la sede, né riporta una verifica dei trasporti al termine degli incontri. L’apertura formale del servizio non dimostra che ogni cittadino potesse usarlo con la stessa facilità. La nota menziona trentuno risposte favorevoli a un’eventuale nuova serie, ma non dice subito che esse provengono da trentasette questionari restituiti, non da tutti gli ingressi registrati. Anche qui l’informazione di base può essere corretta e la cornice fuorviante. L’associazione ha ragione a proporre una discussione pubblica sui risultati; la sua comunicazione, però, seleziona gli aspetti più favorevoli. Un lettore attento può sostenere il valore sociale dei laboratori senza trasformare un testo di promozione in un bilancio indipendente. Prima di decidere su un’estensione, il Comune dovrebbe sapere quali affermazioni sono misurate, quali sono stime e quali restano auspici degli organizzatori.

FONTE C — Sintesi del questionario volontario, parte 1. Alla fine delle sessioni veniva offerto un breve questionario cartaceo. Ne sono tornati trentasette; trentuno rispondenti hanno segnato che prenderebbero in considerazione una nuova serie di laboratori, mentre sei hanno risposto negativamente. La domanda riguardava un’intenzione futura, non un impegno a frequentare e non un giudizio tecnico sulle riparazioni. La sintesi non dimostra che trentuno persone tornerebbero davvero. Non specifica se i rispondenti abbiano partecipato a una o a più sessioni; non è quindi corretto sommare o sottrarre i questionari dai sessantuno codici del registro come se fossero gruppi indipendenti. Chi ha restituito il foglio ha scelto di farlo: le opinioni dei visitatori che non hanno risposto restano sconosciute. Il rapporto interno segnala anche che il questionario fu consegnato alla fine dell’attività, quando alcuni partecipanti erano già andati via. Il momento della distribuzione potrebbe aver favorito le persone rimaste più a lungo. Senza una procedura di campionamento e senza un collegamento verificato tra codice e questionario, questi dati descrivono soltanto le risposte ricevute, non la volontà del quartiere.

FONTE C — Sintesi del questionario volontario, parte 2. Alcuni commenti liberi chiedono orari più prevedibili e istruzioni più chiare sugli oggetti che il laboratorio può accettare. Due risposte citano l’attesa per i pezzi di ricambio, ma il modulo non permette di stabilire se provengano da due dei dieci casi classificati “in attesa” nel registro. Un’altra risposta elogia la disponibilità dei volontari. Il rapporto non trasforma questi commenti in percentuali: sono indizi per formulare nuove domande. Sarebbe utile sapere se una serie successiva raggiungerebbe persone che non hanno partecipato, se gli oggetti tornerebbero a funzionare dopo un periodo di uso normale e se gli orari escluderebbero alcuni quartieri. Per rispondere, servirebbero strumenti diversi da una domanda finale rivolta ai presenti. La sintesi conclude che il questionario sostiene l’ipotesi di un interesse fra i rispondenti; non misura ancora la domanda complessiva. La cautela non rende inutili le trentuno risposte: impedisce soltanto di usarle come se fossero trentuno prenotazioni o un mandato dei residenti di Pontechiaro.

FONTE D — Promemoria dell’ufficio finanziario. Le fatture esaminate documentano milleduecento euro per uso dei locali e supporto operativo e duecentosessanta euro per materiali, per un totale di millequattrocentosessanta euro. Il promemoria indica spesa documentata con fatture, non costo economico completo del progetto. Le ore offerte dai volontari non sono state valorizzate in euro e il materiale già disponibile prima dei laboratori non è stato stimato. Mancano inoltre dati per calcolare il costo di un oggetto che continui a funzionare nel lungo periodo. Dividere millequattrocentosessanta euro per novantasei ingressi darebbe una media per ingresso registrato, non il costo per persona diversa. Dividerli per quarantadue oggetti funzionanti alla fine della sessione produrrebbe un altro indicatore, ma non un prezzo affidabile per una riparazione durevole. Il promemoria non sostiene che un’eventuale nuova serie costerebbe esattamente la stessa cifra: sede, materiali e disponibilità dei volontari potrebbero cambiare. L’ufficio chiede un preventivo per un’estensione e una definizione preventiva degli indicatori da confrontare. Una somma precisa può essere vera nel suo ambito e tuttavia insufficiente a descrivere l’intero valore o l’intero costo dell’esperienza.

FONTE E — Messaggio di una residente al Comune. “Ho saputo dei laboratori dal manifesto e avrei voluto portare una lampada. Dal mio quartiere, però, l’autobus utile non partiva a un orario che mi permettesse di tornare con facilità. Non so se altre persone abbiano avuto la stessa difficoltà. Vi chiedo di verificare i collegamenti prima di dire che l’iniziativa era accessibile a tutti.” La residente non dice di aver visitato il laboratorio e non deve essere contata tra gli ingressi. Il suo messaggio documenta una difficoltà riferita da una persona, non una misura dell’accessibilità dell’intera città. Il Comune non ha ancora confrontato il suo racconto con gli orari effettivi delle linee o con esperienze di altri quartieri. Ciononostante, il messaggio individua una domanda pratica che il registro e il questionario, rivolti ai presenti, non potevano intercettare bene: chi non riesce ad arrivare può essere assente anche dalle statistiche sull’uso. Una media di partecipazione non basta per capire chi rimane fuori. Il valore della testimonianza sta nel suggerire una verifica mirata, non nel dimostrare da sola che tutti i collegamenti siano inadeguati.

NOTA DI CONFRONTO DELL’ANALISTA — parte 1. Dopo aver letto le cinque fonti, l’analista prepara un prospetto per chi dovrà decidere se studiare una nuova serie. La prima riga distingue novantasei ingressi da sessantuno codici distinti: la nota dell’associazione parla di “quasi cento cittadini”, mentre il registro misura presenze ripetibili. La seconda riga distingue sessantotto oggetti da quarantadue oggetti funzionanti alla fine della sessione, sedici non riparabili nel laboratorio e dieci in attesa. La percentuale superiore al sessanta per cento è calcolabile per l’esito immediato delle schede, non per la durata delle riparazioni. La terza riga attribuisce al questionario trentuno intenzioni favorevoli su trentasette risposte volontarie, senza chiamarle prenotazioni. La quarta riga registra millequattrocentosessanta euro di fatture, avvertendo che il tempo dei volontari non è incluso. La quinta riga riporta il problema di trasporto segnalato da una residente come testimonianza individuale da verificare. Il prospetto non assegna a tutte le fonti la stessa funzione: ciascuna vede una parte diversa del progetto e usa un metodo diverso per produrre informazioni.

NOTA DI CONFRONTO DELL’ANALISTA — parte 2. Una sintesi equilibrata non deve scegliere tra entusiasmo e sfiducia come se fossero le uniche opzioni. Il registro mostra attività concreta; la nota degli organizzatori mostra un obiettivo di continuità; il questionario mostra interesse dichiarato fra chi ha risposto; le fatture mostrano una parte della spesa; il messaggio della residente segnala una possibile barriera. Prima di raccomandare un’estensione, l’analista propone tre verifiche: collegare in modo più affidabile ingressi e persone senza pubblicare dati personali, ricontattare quando possibile chi ha portato un oggetto per sapere se funziona ancora, e controllare orari e percorsi di trasporto con i residenti di più quartieri. Propone inoltre di stimare il lavoro volontario e i materiali già disponibili, così che la spesa fatturata non venga scambiata per costo totale. Non chiede di fermare ogni discussione finché tutte le incertezze scompaiano. Chiede di nominare le incertezze, fissare indicatori prima della prossima serie e comunicare i risultati con le unità corrette. Solo così fonti apparentemente contraddittorie possono diventare una base comune per una scelta verificabile.

Build a source and claim matrix

On the second pass, make four columns: claim, source, method, and limit. Compare “almost 100 citizens” with the register’s 96 entries and 61 distinct codes. Compare 42 of 68 objects working at the end of a session with any claim of lasting repair. Compare €1,460 in documented invoices with the unpriced volunteer time. Distinguish one resident’s transport problem from a city-wide access survey. Write a six-sentence synthesis that attributes each claim before you evaluate it.

  • Secondo il registro, gli ingressi furono novantasei.· According to the register, there were 96 entries.
  • L’associazione parla di «quasi cento cittadini», ma il conteggio riguarda accessi.· The association speaks of “almost 100 citizens,” but the count concerns entries.
  • Dopo aver confrontato le fonti, l’analista separa le misure dalle interpretazioni.· After comparing the sources, the analyst separates measurements from interpretations.
  • La spesa documentata non include il tempo dei volontari.· The documented spending does not include volunteers’ time.